Il 24 luglio 2012 la Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio di 12 indagati per la Trattativa tra Stato e mafia, per la prima volta nella stessa inchiesta vengono chiamati in causa politici: Nicola Mancino, Marcello Dell'Utri e Calogero Mannino, esponenti delle forze dell'ordine: Mario Mori e Giuseppe De Donno, mafiosi: Leoluca Bagarella, Salvatore Riina, Antonino Cinà e Bernardo Provenzano e il figlio di Vito Ciancimino, Massimo. Secondo l'atto d'accusa fu l'ex ministro Calogero Mannino a dare impulso alla Trattativa nei primi mesi del 1992, mentre Mario Mori e Giuseppe De Donno l'avrebbero proseguita tramite Vito Ciancimino. Dal 1993, invece, il referente politico di Cosa Nostra sarebbe diventato il senatore Marcello Dell'Utri, i magistrati palermitani scrivono nell'atto che i capimafia Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca "prospettarono al capo del governo in carica Silvio Berlusconi, per il tramite di Vittorio Mangano e Dell'Utri, una serie di richieste finalizzate ad ottenere benefici di varia natura". I capi d'imputazione sono concorso esterno in associazione mafiosa e violenza o minaccia a corpo politico dello Stato, gli indagati, secondo la procura "Hanno agito per turbare la regolare attività dei corpi politici dello Stato", mentre il senatore Mancino risulta indagato solo per falsa testimonianza "deponendo al processo Mori anche al fine di assicurare ad altri esponenti delle istituzioni l'impunità ha affermato il falso e comunque taciuto in tutto o in parte ciò che sapeva".
Massimo Ciancimino è invece indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e calunnia nei confronti dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro.











